BELLA E MORTA, e pure “Fuoriposto”

Serata Fuoriposto leggendo BELLA ERA BELLA, MORTA ERA MORTA di Rosa Mogliasso (NN Editore) 

Una operazione narrativa per sensibilizzare contro l’indifferenza diffusa che al giorno d’oggi…. no, escluso. “Bella era bella, morta era morta” di Rosa Mogliasso è un romanzo NN Editore che vuole divertire e provocare. E non ha nessuna intenzione di lasciare i lettori a guardare il presunto cadavere che resta invece una scusa per ficcare il naso nella “vita dei vivi”. Vivi che sono molto cliché, forse troppo per alcuni dei #fuoriposto, ma c’è chi, abituato anche a scrivere romanzi e racconti di sua penna, prova a trovare una ragione dietro ai protagonisti così strambi e peculiari. Non tutti tipi facili da incontare per strada così per caso. Al centro di questo libro che è più un racconto lungo che un romanzo nel vero senso del termine, c’è un’idea molto forte. Quel “morta era morta” che catalizza l’attenzione del lettore, un’idea che trascina e che attorno a sé richiama le storie più incredibili ma che allo stesso tempo ricordano altre storie meno originali che ciascuno di noi può aver vissuto in prima o in terza persona. 
La donna che “bella era bella, morta era morta” con la sua sola presenza fa in modo che tutti coloro che la incrociano, abbiano una svolta nella propria vita. Fa da boa, in un certo senso! Avrebbero svoltato lo stesso? Da lettori non ci è dato saperlo ma non si ha nemmeno il tempo di chiederselo perché il libro cattura. Diverte, molto. I personaggi sono numerosi, anche rispetto al numero di pagine e se la brevità non da spazio per approfondirne storie e intimi spaccati psicologici, allo stesso tempo permette al romanzo di restare fresco e vivace. L’autrice sa oltretutto gestire magnificamente il passaggio del testimone senza creare confusione, è agile, accompagna senza rubare la scena a nessuno. Non solo. All’interno della narrazione alterna anche i punti di vista, come molti hanno notato, raccontando molte scene sia viste da chi agisce sia da chi assiste. Un modo anche per il lettore, di confrontarsi con lo sguardo degli altri e di riflettere su come il proprio si appoggia sulle esistenze altrui. 

Bella era bella, morta era morta, non solo è un libro gradevole, divertente e interessante per ogni tipo di lettore, ma è anche perfetto per un gruppo di lettura variegato e amante del confronto acceso come il nostro che compie quasi un anno, nato attorno alla libreria Virginia e Co di Monza (via Bergamo). Questo perché discutendo dei fatti narrati ci si trova in un batter d’occhio a parlare anche del “cosa avrei fatto io” davanti ad un cadavere “bello e morto” scoprendo che “forse non avrei chiamato la Polizia. Lo so, andrebbe fatto, ma non sono sicura che mi sarebbe venuto spontaneo perché una volta….”. E poi è pressoché impossibile non schierarsi con i personaggi e discuterne le scelte: “ma tu avresi fatto così?” “Ma dai, no, scherzi, io un tipo del genere lo avrei cacciato”, “guarda che le figlie ogni tanto”, “certo, che se uno mi dicesse una roba con quel tono io non tentennerei a rispondergli per le rime”. 

Bella era bella morta era morta è un libro vivo s che vive in ogni lettore e in ogni gruppo, sarebbe perfetto messo in scena in un teatro, di quelli sperimentali e coinvolgenti visto che giá cosí lo si immagina solo avendolo tra le mani.

Il libro scelto per la prossima serata Fuoriposto é un “classicone”:

TENERA È LA NOTTE di Scott Fitzgerald

Altre proposte in “gara” 

  • “Ritorno a tregole” di Gualtiero Fergnani 
  • “Tutto in ordine e al suo posto” di Brian Friel (Marcos y Marcos) 
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FUORIPOSTO IN PRIMAVERA 

Aliide egoista, gelosa, chi la vorrebbe come amica? Pochi, forse nessuno, ma come protagonista del romanzo “La Purga” di Sofi Oksnen, ha riscosso un grande successo nel gruppo di lettura fuoriposto organizzato dalla libreria Virginia e Co (via Bergamo,8-Monza). Pubblicato in Italia da Guanda, questo libro finora è passato in sordina nel Belpaese mentre all’estero si è trasformato in “caso letterario” diventando spunto anche per spettacoli teatrali. 

Siamo in Estonia, siamo nel 1992, e l’autrice abilmente ci introduce nella storia di una famiglia e nella Storia di Paese raccontando il quotidiano. Un quotidiano femminile in cui le donne si passano la parola di generazione in generazione, di scelta in scelta, proponendo una varietà di punti di vista, a chi legge, che non annoia mai. 

A catalizzare l’attenzione c’è Aliide, non certo per il fascino e l’ammirazione che suscita, anzi. Nel gruppo di lettura i sentimenti emersi nei suoi confronti sono tutti piuttosto negativi ma con sfumature diverse. Questa figura pone a chi legge molte domande e permette di scoprire le proprie reazioni di fronte ad un comportamento geloso, invidioso, sofferente, testardo, egoista. La si condanna, la si compatisce, la si odia, la si mette comunque in discussione prendendo coscienza di ciò che una persona del genere può suscitare anche nel proprio quotidiano. 

Con un susseguirsi di storie di famiglia e di piccolo paese, l’autrice ha anche la grande abilitá di riuscire a parlare della storia di un paese che non è certo una delle più note per chi ha studiato la storia seguendo il programma scolastico ministeriale. 

E poi ci sono le mosche, onnipresenti, fastidiose. Ronzano, danno una sensazione ossessiva di sporco dentro e fuori, in casa e nell’animo di Aliide, che fa spesso rabbia per le scelte e l’atteggiamento che mostra. Ogni fuoriposto legge a modo proprio i suoi modi di fare e il confronto della serata fa emergere come ciascuno ha interpretato le decisioni della donna immaginandone pensieri e sensazioni. A pochi non piace lo stile – fastidiosio – per la maggior parte invece capace di descrivere con minuziosa delicatezza ambienti e gesti che appartengono a tradizioni poco note. Sapori, attrezzi da cucina, ortaggi e orpelli.

Non azzeccata la copertina, fuorviante il titolo, ma “La purga” resta un romanzo da leggere.

Con tanto di ballottaggio é stato scelto “Bella era bella, morta era morta” di Rosa Mogliasso (NN Editore) . Ne parliamo il 18 aprile alle 21.

Gli altri titoli proposti in serata sono stati:

  • Fantasma di Davide Peace (Il Saggiatore)
  • Erranti senza ali di Philip Shultz (Donzelli Editore)
  • Un’accusa imbarazzante di Josephine Tey (Nottetempo Edizioni) 

ALLUCINAZIONI DA #fuoriposto

Un libro che ha rasserenato, rincuorato, informato. Ad alcuni non ha entusiasmato. Questo se letto in solitudine, in attesa dell’appuntamento dei #fuoriposto , l’ultimo dell’anno 2016. Lo stesso volume, messo nel bel mezzo di un gruppo di lettori dai gusti, dalle età e dai vissutu più vari, ha acceso una vivace discussione sui confini tra pazzia e “normalità”. Il titolo è Allucinazioni e lo ha scritto nel 2013 Oliver Sacks, noto neurologo se non anche scrittore morto nel 2015 e reso famoso nella comunità dei lettori non tecnici dal libro “L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello”. A pubblicare, il libro “miccia” della dibattito dei #fuoriposto e il titolo noto, è sempre Adelphi. Ci si chiede a tratti anche perché una casa editrice così mette sugli scattali dei librai e dei bibliotecari, avvolto nella sua sobria copertina, un saggio divulgativo sulle allucinazioni non legate a problemi psichici come fosse uno dei suoi tanti titoli più narrativi. Questo per alcuni strambo gesto non è da far passare sotto silenzio perché, tacito e già compiuto, pone interrogativi che si ripropongono al lettore non esperto in neurologia mentre sfoglia i casi raccontati da Sacks. Ciò che colpisce, piace e da a volte perfino una sorta di sensazione di sollievo, in Allucinazioni, è come l’autore racconta le storie delle persone in cura. Lo fa con rispetto, senza negarne la malattia, ma riconoscendo loro comunque il diritto di essere descritte, e ancor prime ascoltate, poi comunicate, senza cappelli introduttivi intrisi di etichette e pregiudizi. Uno per tutti l’esempio della anziana spaventata dalle proprie allucinazioni: ma che mi sta succedendo? Sacks, facendole quasi comprendere ciò che avviene, la porta a convivere con il fenomeno senza restare terrorizzata a vita. Non è sola, ha allucinazioni, ma non è sola a lottare in un terreno dove i confini tra reale e non, sono stati cancellati dall’età. Oppure da problema chimico, dalla mancanza di sonno, da sostanze assunte.

Ci sono lettori che vedono Sacks come un vero e proprio “scardinatore” del confine tra “sintomo e patologia”, uno che mette in chiaro che chi ha allucinazioni “non è pazzo”. Il fatto che una cosa escluda l’altra, è stato al centro di un lungo dibattito #fuoriposto , certo è che questo neurologo da poco scomparso è in grado di aprire gli occhi di chi è interessato, su un capitolo di allucinazioni poco raccontate. Mai raccontate con uno stile come il suo, tecnico ma anche divulgativo, non privo di basi scientifiche (dati anche i rimandi a testi di studi).

Non ha coinvolto tutti, molti si sono chiesti, dopo questa sfilata di casi di allucinazioni, “e quindi?”. C’é chi, terminato il libro, non ha che preso atto del “mistero del cervello, di quanto poco ne capiamo e di quanto poco ne capiscono ancora i dottori”.

Il prossimo incontro dei fuoriposto sarà il 17 gennaio 2017. Pur essendo giorno di falò, quelli di Sant’Antonio, da tradizione, non bruceremo libri, ma sarà un dibattito immagino di nuovo acceso. Attorno al libro di Jonathan Coe: NUMERO UNDICI (Feltrinelli). 
Altri libri proposti sono stati 

– La vita immortale di Henrietta Lacks (Rebecca Skloot) Adelphi

– Dolorose considerazioni del cuore (Sandra Petrignani) Nottetempo Edizioni

– Bella era bella, morta era morta (Rosa Mogliasso) NN Editore

CASSANDRA #fuoriposto 

Quarto incontro dei #fuoriposto gruppo di lettura creato assieme alla libreria Virginia e Co. di Monza. Con noi “Cassandra” di Christa Wolf (Edizioni E/O) scelto in questa serata 

Denso, assoluto, immenso, ma non immediato. “Contiene tutto ciò che une persona può voler leggere”, anche se per accedervi ci vuole per alcuni una chiave. Il gruppo di lettura #fuoriposto unendo le forze pur dividendo le opinioni, l’ha trovata e Christa Wolf ha avuto la sua serata estiva di gloria. 

Cassandra al centro e con lei tutti i temi più attuali che premono alle porte del salottino vintage in cui si è riunito anche a fine luglio, il club di lettori organizzato con la libreria Virginia e Co. Il potere, l’amore, l’amare un eroe, la “donna in carriera” e la sua accettazione da parte dell’altro sesso. La competizione tra donne e la solitudine di chi vede “le cose” e sceglie di vivere una disperazione consapevole. Alternativa a quella di chi non vuole guardare, non vuole sentire, preferisce procedere col pilota automatico. Alternativa difficille da scegliere e lo stile della Cassandra di Wolf non la pone proprio in modo attraente. Non, per lo meno, nelle sue prime pagine che mettono alla prova il lettore quanto a densità di stile. “Non c’é parola che toglierei, non c’é parola o virgola che aggiungerei” alle frasi, ma ne esce una scrittura non immediata. C’é chi dopo quattro pagine si è preso due giorni a tu per tu con Cassandra, chi l’ha portata in metropolitana con tutte le difficoltà che l’operazione anacronostica comporta. 

Un altro ostacolo é quello delle basi culturali. Sono necessarie per accedere al libro di Christa? Certo aiutano, fluidificano la lettura e, se non ci sono, dal liceo classico, o sono in soffitta da tempo, può risultare necessario andare a riguardare la Cassandra originale facendosi almeno una idea del contesto e del ruolo dei personaggi. Questo anche per apprezzare come Wolf li rilegge, e li riscrive, spostando le luci sul palco con il cambio di prospettive e di punti di vista che ne consegue. Elena, non é più “la stronzetta” che scatena il casino, Clitemnestra fa tutta un’altra figura, Agamennone e tutta la “banda” sono personaggi nuovi e che ci parlano della società attuale infrangendo il vetro dell’indifferenza perché ci sorprendono con la forza dell’antico. Un antico più vivo e impattante di tanto contemporaneo, merito di una autrice che non é nuova a queste “strattonate” emotive. 

La prima magia, però, che fa Wolf, con Cassandra – e che incanta anche chi di noi ha faticato a leggere il libro e se ne é sentito “chiuso fuori”- é la rivisitazione della sua protagonista. Non é più una veggente, visionaria, delirante con preview da medium sensitiva. Non é la donna stramba, colta in sogno da premonizioni occasionali che la “fulminano” regalandole notizie dal futuro a cui nessuno nel presente mai crederà. No, la Cassandra di Christa Wolf è una donna che vede oltre, nello spazio e nel tempo, per scelta, per sensibilitá, perché ha il coraggio di vivere in una disperazione consapevole. Così, polifonica, raggiunge il nostro presente e ci affianca. se vogliamo guardarlo a 360 gradi, nudi e, forse, un po’ più soli, ma, veri. 

Ci vediamo il 13 SETTEMBRE alle 21 con “IL GATTO MIUR” di E.T.A Hoffmann (L’Orma Editore- traduzione di Matteo Galli) alla vineria Bohème di via Bergamo.

SI DÀ IL CASO CHE

Si dà il caso che sia il caso di parlare di “si dà il caso che”. Ma il caso – che io adoro e che “surfo” con piacere soprattutto quando è un’onda che spazza schemi, regole e chiusure mentali – ecco, proprio il caso porta qui questo libro, con le parole della libraia indi-pendente dai libri, Raffaella Musicò. Il suo spazio luminoso denso titoli compressi in una manciata di mq, è in via Bergamo, a Monza, la mia città. 

È la libraia con cui organizzo il gruppo di lettura dei #Fuoriposto. È la libraia arrivata a turbare le coscienze di chi in città sperava di continuare una vita senza avventura tra le righe. 

Non è un caso che sia e sará spesso ospite di Martellante, svelando tesori e scoperte pescate nel mondo dei fumetti e delle graphic novel. Un mondo che mi attrae ma in cui non mi oriento e sono felice che mi ci accompagni Raffaella nelle vesti di Virginia – la sua libreria si chiama Virginia e co. 

SI DÀ IL CASO CHE di Fumio Obata (Bao Publishing)

Per il Giappone ho un grande amore. Un’attrazione fortissima, un richiamo quasi ancestrale, comunque sotterraneo, per certi versi inspiegabile. Una curiosità, una fascinazione, una rispondenza.

L’animazione ha fatto parte della mia adolescenza, ora sono le storie disegnate a conquistarmi. 

Nel libro di Fumio Obata ‘Si dà il caso che’ il Giappone è raccontato con uno sguardo mischiato a quello occidentale; a volte mi è parso di rivedere me che guardavo i giapponesi – soprattutto le donne – durante il mio unico viaggio nel Paese del Sol levante: lo stesso sguardo di sbieco, come a spiare cercando di non farsi scoprire, sapendo della ritrosia di questa gente, come a voler dimostrare di saperne rispettare la privacy, seppure, per certi versi, la si ritenga un desiderio incomprensibile 

L’acquarello con cui sono realizzati i disegni, che al contempo hanno un tratto molto netto e scuro, restituisce alla coscienza la coabitazione forzata tra certezza e dubbio, spolpando il pregiudizio che ci fa vedere i giapponesi come un popolo armato d’intransigenza, di rigore, di disciplina. 

Nel cuore di Yumiko, la protagonista costretta a tornare in Giappone dall’Inghilterra in cui vive per l’improvvisa morte del padre, resiste un sentimento contro corrente rispetto all’evolversi del mondo e anche rispetto alla vita che lei stessa ha scelto, trasferendosi a Londra. 

Ci rendiamo conto poi che magari è solo rimpianto generato dalla morte, genitrice indomita che insemina le coscienze di sensi di colpa e manchevolezze; dialoghiamo con sua madre, una donna emancipata messa al bando tanto dalla sua famiglia quanto da quella del marito, che rende evidente la difficoltà di essere donna e allo stesso tempo madre, esistenza in sé ed esistenza per, slancio in fuori e in avanti e accoglienza.Le vignette spesso tracimano dai limiti grafici, anzi meglio, disintegrano questi limiti, spaziano sulla pagina intera. I sogni sono raccontati in modo magistrale, orchestrati a completamento delle ansie e dei desideri, occulti, ma anche evocativi, in ogni caso spaesanti.

Il finale irrisolto, la protagonista che incarna la confusione e l’indeterminatezza e ne racconta la storia. 
Eleganti, le figure si muovono lungo le pagine, raccontate soprattutto dalla luce, resa con rara maestria.

Questo libro seduce e lascia la voglia di rileggerlo ancora e ancora, per cercare di cogliere il profondo che si nasconde dietro il detto o il mostrato. Accenni, visioni, spruzzi di dolore e di rammarico, di senso del dovere, di ribellione, di ritorno all’ordine costituito.

Fumio Obata ci racconta il Giappone che vediamo noi occidentali, ci svela dei segreti – che poi tanto segreti non sono – ci induce alla riflessione sui contrasti. Ci parla di strade e di direzioni, e poi ci aggiunge distanze e ritorni, impossibilità e scorci di desiderio. 

Nel mare della vita, sembra dirci, siamo solo onde.

UN LAVORO VERO #fuoriposto 2

 Terzo incontro dei #fuoriposto gruppo di lettura creato assieme alla libreria Virginia e Co. di Monza. 

Un lavoro vero. Ma vero in che senso? E che cosa è “lavoro”? Ma alla fine si è realizzato o no: fallimento o realizzazione?

Se frasi scritte nero su bianco in righe indiscutibilmente parallele e regolati non erano riuscite a far convergere opinioni e interpretazioni fuoriposto, la scorsa puntata del gruppo #fuoriposto (click QUI per saperne), figuriamoci pagine scritte poco, a volte quasi solo illustrate, che affidano a tratti muti e tinte acquerello la propria storia. Infatti anche la serata sulla graphic novel di Alberto Madrigal edita da Bao Publishing ha posto i noi Fuoriposto di fronte a una varietá di interpretazioni molto più ampia delle gradazioni di colore delle vignette. Anche quelle, apprezzate, direi, nel loro essere spesso funzionali nel comunicare il cambio di tempo e di luogo, per non parlare del puro approccio estetico, dei bei quadretti.

Prima di entrare nel merito della storia, giá il mezzo di espressione fumetto ci ha permesso di confrontarci tra noi e di confrontare questo genere con i romanzi o i saggi che nella maggior parte dei casi teniamo sul comodino o in borsa. Per molti era il primo fumetto dell’età adulta, e l’escursione in perfetta linea fuoriposto è risultata interessante. Chi “è stato bello ma non è il mio tipo”, chi “ne proverò altri”, e sono usciti titoli e autori come Zerocalcare e Gipi, sempre fumettisti, ma diversi: ottimi spunti per chi vuole continuare a esplorare questo universo grafico.

Vero resta che l’impatto con le immagini mute ha mostrato la loro potenza e allo stesso tempo il loro trovarsi indifese di fronte all’occhio di chi le guarda, le scandaglia alla ricerca di un fatidico (necessario?) “messaggio”.

E veniamo al messaggio, partendo dal titolo che ben ci indirizza al Punto. “Un lavoro vero”. Vero perché pagato, dice Madrigal. Tutti d’accordo? Per nulla. E ciascuno vede il lavoro a modo suo, chi come qualcosa che prevede fatica, chi come qualcosa che ti deve mettere i soldi in tasca, chi come modo di realizzarsi, chi altro come attività per tirare a campare mentre per il resto vivi. E se il lavoro è la tua vita, il tuo modo di realizzarti?

La “questione lavoro” che suona piú politica sindacale che letteraria – ma siamo Fuoriposto: mai esenti da sforamenti – ha occupato la serata tra disoccupazione e precariato. I giovani al centro, perché lo é il protagonista, ma non solo, perché i momenti di smarrimento investono a caso, non guardano la carta di identità della vittima.

Leggendo Madrigal qualcuno ha rivisto sé stesso, altri i figli, che stanno attraversando periodi di ricerca di un lavoro vero, a volte con lo stesso spirito del protagonista, altro con molta più determinazione e metodo. Non sono mancati, incontenibili, i giudizi sulla condotta del protagonista e lo sguardo di disapprovazione posato su vignette che lo vedono inerte, troppo solitario, in balia del presente e del futuro. Da una parte, “siamo qui per parlare del libro, e non di quanto un tal personaggio suscita in noi approvazione o simpatia”. Già… Era successo anche con il romanzo di Stefánsson! Ma non è anche segno della potenza con cui la lettura irrompe in noi Fuoriposto? Della grado di coinvolgimento che riusciamo a raggiungere stringendo un libro in mano, tanto da arrivare a rapportarci con il protagonista come fosse vivo?

A ‘sto giovane che si dice alla ricerca del lavoro vero ne avremmo di cose da dire! Dal “cercati un lavoro seriamente” a “forza che ce la fai”, ma anche “bravo: hai un lavoro vero” perché c’è anche chi nel compromesso raggiunto (lavoro alla scrivania pagato e tempo per scrivere e pubblicare il proprio fumetto) ci vede un successo invidiabile. Con il primo ci campo, con l’altro mi realizzo.

Abbandonando il tema lavoro, spunta la solitudine che aleggia in modo evidente dall’inizio alla fine: pochi non l’hanno avvertita. Un senso di solitudine così ben reso che ha toccato le corde di ogni Fuoriposto, ma in posti diversi. A qualcuna nei ricordi di esperienze all’estero, ad altre nel passato di chi arriva “al Nord” e si deve ricreare un giro di amici. Ad altri ancora in una quotidianità presente in cui l’essere soli si manifesta anche nella carenza di contatto umano e di occasioni sociali anni ’70, messe in solaio con l’arrivo dei social.

Non c’é una solitudine piú vera dell’altra, le lasciamo aleggiare assieme all’aroma del vino che (mea culpa, devo fare verbale!) ho sbadatamente rovesciato.

Non approdiamo ad una verità univoca neanche a proposito del “lavoro vero” di Alberto Madrigal. Per qualcuno “dobbiamo aspettare il suo prossimo libro, questo è autobiografico… È diverso!”. Per chi vuole continuare a seguire l’autore, il suo blog QUI.

Forse ci svelerá la verità la protagonista della prossima lettura: Cassandra di Christa Wolf (E/O Editore)

Ne parleremo MARTEDÌ 26 LUGLIO H21 alla Vineria Bohème (via Bergamo 15, Monza)

Ha vinto lei, Cassandra, schiacciando i seguenti titoli:

L’amore è eterno finché non risponde di Ester Viola (Einaudi) 

Montedidio di Erri de Luca (Feltrinelli)

Ho lasciato entrare la tempesta di Hannah Kent (Piemme) 

L’oscura sacralità della notte di Julia Glass (Nutrimenti) 

La Resistenza del maschio. Che esiste.


La resistenza del maschio. Stiamo cercando di catturarlo, di descriverlo, di immortalarlo con trecento battute. Trecento colpetti di dita su tastiera o touchscreen, ma lui resiste. Resiste ma esiste e lo sento attorno a me. Interrogo il volto di tutti gli uomini tra i trenta e i sessanta che incrocio per le mie strade. Dal primo giugno, giorno in cui é iniziato il contest “il maschio che resiste” di cui parlo in questo articolo su Vorrei, non posso che chiedere loro, solo e soltanto, “ma tu resisti? A cosa? Come? Perché? E ti fa star bene?”. 

Messe da parte le 5W del giornalismo che tanto mi vanto di almeno cercare di rispettare, ripetendomele tra me e me quando la professione di giornalista assume caratteri alquanto svianti, le 5 domande che mi ossessionano sono queste.

Non mi aspettavo di avere delle risposte chiare, men che meno univoche, ma ho notato di piú: che pochi “maschi” sanno di resistere, e a cosa, ma al contempo sempre di più si trovano descritti e raccontati con stereotipi anni ’90 o surrealmente futuristici. Ma a livello di utopia. La terza via, non so quanto preferibile, è il maschio non più maschio, che “addolcendosi” assume compiti e modi di fare che il senso comune associa alle donna, così da potersi dire uno “avaaanti”, per la paritá dei sessi l’emancipazione etc etc. Come se mettere in uno spot tv un maschio che lava i piatti risolvesse tutto. Modello educativo, retaggio culturale centenario, violenze di genere…

La resistenza del maschio è ciò su cui ci chiama a riflettere e a interrogarci il libro di Elisabetta Bucciarelli pubblicato da NNEditore. Lei è una splendida autrice di quelle che i libri li scrive, li ama, li segue e li accompagna. 

Abbiamo fatto quattro chiacchiere qualche mese fa, l’intervista la trovate QUI. Nei mesi successivi ho assisitito alla nascita/crescita di una sorta di comunità intorno al suo libro, a lei, al maschio che resiste. Sui social e dal vivo. Se inizialmente poteva essere la consueta scia post lancio del libro, poi il fenomeno, e il maschio, hanno assunto vita propria e mi hanno conquistata. Il maschio che resiste ha cominciato a comparire nella mia vita e a modificare il mio sguardo nel mondo. Non sul, nel. Io il mondo lo guardo da dentro. 

Ormai vedo amici, vicini di casa, colleghi, passanti, in modo interrogativo, propensa ad indagare – con molto cospetto e zero sfacciataggine – il loro personale “atto di resistenza”. 

E poi “La resistenza del maschio” racconta molto bene in un gioco di specchi anche le donne. Il libro, lo fa, e lo fa poi ogni suo lettore, me compresa. Le tre donne in una stanza ad attendere un medico maschio, del libro, mi hanno spinto a far caso a come le donne parlano del maschio che resiste e come loro stesse resistono o meno al maschio che resiste. 

Tra pochi giorni il contest finirà, io di interrogarmi no. E sorrido a come un “gioco” letterario inventato durante una delle tante attese in cui ogni pendolare è chiamato a resistere (senza sbraitare) mi ha cambiato la vista. Resto miope, di fatto, ma il mio sguardo da vicino è più aperto, più mirato. Il panorama, più vario. 

Sorrido davanti a libri come questo e a chi non lo ha ancora letto e può farlo, e interrogarsi come posso fare io. Il mondo é diventato più vivo, vero, vivido, e ci si trova meglio a poter vedere ogni persona più fluidamente esistere, invece che etichettata e messa in bacheca. O con il viso vero oscurato dall’immagine del profilo sui social. Meglio di fronte, che di profilo. 

Letto o non letto, il libro, ognuno può scrivere come la pensa, sul maschio che resiste, partecipando al contest sulla pagina dedicata, in Fb, “concorso il maschio che resiste”.

E può conoscere Elisabetta Bucciarelli giovedì 16 alle 21: ospite della libreria Virginia e Co verrà a Monza. La presento io, ci chiacchiero, e lei con noi, alla Vineria Bohème. Tra vino e dolci, a cui non è proprio necessario resistere.

#FUORIPOSTO: Luce d’estate ed é subito notte 

Secondo incontro dei #fuoriposto, gruppo di lettura nato dalla libreria Virginia e Co (via Bergamo 8, Monza).

Luce d’estate ed é subito notte. Banale, magico, rivelatore di quotidianità, rinfrescante, non una storia ma un’opera d’arte, da leggere su più piani, e lontana dall’idea di romanzo classico. O forse solo un libro confuso, sincopato, che sfrutta l’effetto empatia di episodi comuni a molti per coinvolgere il lettore. 

E lo stile? 

Trasognato ma artificioso e costruito. Oppure poetico e speciale, originale e surreale.

Luce d’estate ed é subito notte e i Fuoriposto (ormai ci chiamiamo così, perché lo siamo proprio) hanno rischiato di far mattino scandagliando le emozioni e le reazioni suscitate dal romanzo dell’islandese Jón Kalman Stefánsson, tra l’altro in questi giorni in Italia per presentare il suo nuovo romanzo, Grande come l’universo, sempre avvolto da una di quelle evacative copertine Iperborea.

Torniamo a noi, Fuoriposto nello scrigno tapezzato di vestiti e luccicante di calici di vino pieni e poi vuoti, al primo piano della ospitale vineria Bohème, in via Bergamo 15 (Monza).

Qualche appunto/spunto per poi voltare pagina e passare al prossimo titolo selezionato, rigorosamente ad alzata di mano, ancora accaldati per la accalorata discussione sul romanzo islandese. 

Il primo approccio passa per l’uso del “noi”: certo una scelta non scontata che ha confuso, ha coinvolto, ha colpito. Qualcuno ha pensato ad un gruppo di uomini, altri di donne, chi non ha potuto sapere “noi chi???” e la cosa lo ha infastidito alquanto. 

Sapere chi, e poi sapere perché. Perché l’astronomo impazzisce? No, non impazzisce, vive. Ma come vive, dai. Si, sveglie di vivere. Sognando il latino? Ma dai!!!!

Il paesino protagonista del romanzo, abitante per abitante, a partire dal personaggio che ci accoglie all’inizio, lasciando poi spazio ai vari concittadini, mette in luce i diversi modi di leggere dei fuoriposto. È una cartina tornasole che trasforma “un ammasso informe e indistinto di lettori per passione” in un confluire acceso tra tifoserie. Sostenitori dello stile Stefánssoniano che con pennellate eccellenti è in grado di raccontare tutto di una persona in due righe musicali. E affianco quelli che nelle stesse due righe vedono grondare banalità, pietosa pretesa di rappresentare una umanità bassa, misogina e annoiata, che pensa solo a far sesso. Sesso, dove? Sì, “è tutta solo una quotidianità mortifera con spruzzi di sesso e calore che provano a compensare e coinvolgere”. 

Gli adoratori del libro quasi svengono, qualcuno si indigna, la libraia impugna il libro (perché non ha armi a portata di mano) e legge la descrizione dell’imbianchino. 

C’è chi nota come “Proprio i picchi di calore su una quotidianità piatta sono il bello del libro, perché così è la vita di tutti, anche nostra, e ci si riconosce”. 

E poi chi percepisce “spunti di originalitá ma con numerosi elementi di presunzione, la presunzione di voler narrare storie di vite ma come piccoli saggi filosofici”. Una pretesa fuoriluogo che ha infastidito alcuni. Non certo chi sente che questo libro “mi ha fatto proprio bene. Denso ma non pesante”. 

Una lettrice confessa, una debolezza e un delitto del tutto perdonabile: “ogni frase mi dava nuove emozioni, non riuscivo a smettere di leggere: aspettavo nuove frasi per restare sorpresa ancora una volta, e ancora e ancora”. Luce d’estate ed é subito notte, frase dopo frase, sopresa dopo sorpresa. E il delitto? Raccontando ai figli qualche episodio del libro, “ho aggiunto un pezzo a quella del gatto che non riesce a catturare le sue prede”. Senza spoilerare il sequel inedito della nostra fuoriposto, ma assicuro che è una happy end. Vissero tutti felici e contenti. E il gatto anche sazio, per chi se lo sta chiedendo.

Molti di noi sono usciti dalla vineria Bohème con un’idea di libro diversa, l’impressione di averlo letto più volte, in vite diverse, indossando panni diversi. Il libro si è moltiplicato, io stessa ne guardo la copertina rincasando, e ne vedo almeno 4 o 5. 

Il prossimo libro che i Fuoriposto moltiplicheranno è UN LAVORO VERO di Alberto Madrigal (Bao Publishing).

Ci vediamo MARTEDÌ 28 GIUGNO H21 sempre all’enoteca BOHÈME. 

Le altre proposte di lettura sono state 

  • Lucinella di Lore Segal
  • La boutique del mistero di Dino Buzzati 
  • La mia vita di Isadora Duncan 
  • Ho dormito con te tutta la notte di Cristiana Alicata

Il primo incontro Fuoriposto è raccontato QUI. (Clicca e leggi)

Per chi approda qui per caso o per fato, di fatto se incuriosito vuole essere Fuoriposto con noi, ci trova nella pagina Facebook legata a Virginia e Co., o tramite il mio profilo FB.