CON-NESSI È MEGLIO 

 Ti lascia senza parole, perché non se ne riescono a pronunciare più, senza mettersi a pensare a quali nessi esse nascondano se pronunciate in fila, o spezzate, o sillabate, o se affiancate in fortunate e studiate combinazioni. Le parole, adorate, sono plastiche e irriverenti, a volte ribaltano la realtà prima ancora che esca dalla bocca, altre invece la amplificano mettendoci una pulce nell’orecchio su ciò che è sempre stato sotto ai nostri occhi ma che non ci ha mai fatto storcere il naso. Alessandro Bergonzoni è un Re Mida del verbo, e anche del nome, del pronome, dell’avverbio e della preposizione. Sul palco di un teatro, dategli una luce e una scenografia di incubatrici con all’interno un copione e lui lo nutrirá con il suo genio fino a svezzare i concetti racchiusi in esso, compressi in singole frasi, spargendo parole che in un pubblico attento diventano mine a grappolo capaci di infrangere anche vetri doppi di indifferenze e pigrizia mentale  

Inizia immaginando “Funerali per viventi, senza ceri ma con molto ci sono” e poi Nessi fino alla fine, alla fine che non è fine ma è il fine, quello di aprire le menti prima che lo spettacolo si chiuda. E mi chiedo come farò a non guarire mai più dalla patologica passione di giocare coi lemmi trovando nessi tra significati, suoni e pensieri. I migliori nessi sono quelli inaspettati che svelano chi siamo e cosa amiamo, dove la mente trova una via di fuga dalla censura interiore arrampicandosi tra lettere e fonemi come un evaso tra le righe e tra le sbarre. 

Con-Nessi è meglio 

AltriPercorsi. Teatro Manzoni di Monza. Una rassegna ispirante che prosegue con AltriPercorsi, a tappe, QUI IL PROGRAMMA.

La Resistenza del maschio. Che esiste.


La resistenza del maschio. Stiamo cercando di catturarlo, di descriverlo, di immortalarlo con trecento battute. Trecento colpetti di dita su tastiera o touchscreen, ma lui resiste. Resiste ma esiste e lo sento attorno a me. Interrogo il volto di tutti gli uomini tra i trenta e i sessanta che incrocio per le mie strade. Dal primo giugno, giorno in cui é iniziato il contest “il maschio che resiste” di cui parlo in questo articolo su Vorrei, non posso che chiedere loro, solo e soltanto, “ma tu resisti? A cosa? Come? Perché? E ti fa star bene?”. 

Messe da parte le 5W del giornalismo che tanto mi vanto di almeno cercare di rispettare, ripetendomele tra me e me quando la professione di giornalista assume caratteri alquanto svianti, le 5 domande che mi ossessionano sono queste.

Non mi aspettavo di avere delle risposte chiare, men che meno univoche, ma ho notato di piú: che pochi “maschi” sanno di resistere, e a cosa, ma al contempo sempre di più si trovano descritti e raccontati con stereotipi anni ’90 o surrealmente futuristici. Ma a livello di utopia. La terza via, non so quanto preferibile, è il maschio non più maschio, che “addolcendosi” assume compiti e modi di fare che il senso comune associa alle donna, così da potersi dire uno “avaaanti”, per la paritá dei sessi l’emancipazione etc etc. Come se mettere in uno spot tv un maschio che lava i piatti risolvesse tutto. Modello educativo, retaggio culturale centenario, violenze di genere…

La resistenza del maschio è ciò su cui ci chiama a riflettere e a interrogarci il libro di Elisabetta Bucciarelli pubblicato da NNEditore. Lei è una splendida autrice di quelle che i libri li scrive, li ama, li segue e li accompagna. 

Abbiamo fatto quattro chiacchiere qualche mese fa, l’intervista la trovate QUI. Nei mesi successivi ho assisitito alla nascita/crescita di una sorta di comunità intorno al suo libro, a lei, al maschio che resiste. Sui social e dal vivo. Se inizialmente poteva essere la consueta scia post lancio del libro, poi il fenomeno, e il maschio, hanno assunto vita propria e mi hanno conquistata. Il maschio che resiste ha cominciato a comparire nella mia vita e a modificare il mio sguardo nel mondo. Non sul, nel. Io il mondo lo guardo da dentro. 

Ormai vedo amici, vicini di casa, colleghi, passanti, in modo interrogativo, propensa ad indagare – con molto cospetto e zero sfacciataggine – il loro personale “atto di resistenza”. 

E poi “La resistenza del maschio” racconta molto bene in un gioco di specchi anche le donne. Il libro, lo fa, e lo fa poi ogni suo lettore, me compresa. Le tre donne in una stanza ad attendere un medico maschio, del libro, mi hanno spinto a far caso a come le donne parlano del maschio che resiste e come loro stesse resistono o meno al maschio che resiste. 

Tra pochi giorni il contest finirà, io di interrogarmi no. E sorrido a come un “gioco” letterario inventato durante una delle tante attese in cui ogni pendolare è chiamato a resistere (senza sbraitare) mi ha cambiato la vista. Resto miope, di fatto, ma il mio sguardo da vicino è più aperto, più mirato. Il panorama, più vario. 

Sorrido davanti a libri come questo e a chi non lo ha ancora letto e può farlo, e interrogarsi come posso fare io. Il mondo é diventato più vivo, vero, vivido, e ci si trova meglio a poter vedere ogni persona più fluidamente esistere, invece che etichettata e messa in bacheca. O con il viso vero oscurato dall’immagine del profilo sui social. Meglio di fronte, che di profilo. 

Letto o non letto, il libro, ognuno può scrivere come la pensa, sul maschio che resiste, partecipando al contest sulla pagina dedicata, in Fb, “concorso il maschio che resiste”.

E può conoscere Elisabetta Bucciarelli giovedì 16 alle 21: ospite della libreria Virginia e Co verrà a Monza. La presento io, ci chiacchiero, e lei con noi, alla Vineria Bohème. Tra vino e dolci, a cui non è proprio necessario resistere.

Cogliere il momento? Io lo creo


Mi fermo un momento nel momento dopo questo momento

Comprendo l’artigiano che forgia un gioiello, dopo averne studiato forma e materiale. Sudandoci sopra, magari facendolo più volte. Migliorandolo. Prima ancora aspettando la consegna del materiale, quello speciale che ho fatto arrivare da… E prima ancora credendo nell’idea balzana che “chissá se avrá successo” e soprattutto “chi me lo fa fare”

E la consegna tarda, e il materiale è meno plasmabile del previsto, e quando sto iniziando a lavorarlo suona al citofono il vicino che la bicicletta gli blocca l’entrata della cantina.

Comprendo l’artigiano che sa che tutto diventerá un oggettino tra tanti, poggiato tra tanti su una delle tante bancarelle del prossimo mercatino di quartiere. Lo sa, ma non sa non mettere tutto sé stesso in quel gioiello che ha concepito una sera e quella sera gli è sembrato il piu bello del mondo e che possa mai esistere. 

Poi il dubbio, l’idea del perfettibile, la voce “ma chi ti credi di essere”, il timore di esporsi, di crederci, di creare qualcosa che poi, a quel mercatino di quartiere, nessuno apprezzerá e te lo dovrai riportare a casa, la sera, con la piva in tasca. Assieme al tuo gioiello piu bello del mondo, in tasca. 

Comprendo l’artigiano, che quando sente, poi, nel mercatino di quartiere da cui temeva di tornare con la piva, “ma che meraviglia lo ha fatto lei”, più che pensare “sì, ma lei non immagina che lavoro c’è dietro”, sente il cuore palpitare perché “allora non era il gioiello piu bello del mondo solo per me”.

L’artigiana di momenti di incontro. Cosa creo? Relazioni, idee, spunti. Mescolo esperienze in modo che i rispettivi sapori risaltino e, anche se in contrasto, insieme nutrano. Diano energia. 

La cuoca di minestre di esperienze, fumanti, da sorseggiare la sera di ritorno dal gelo da una giornata di freddezza, lasciando spazio al calore dell’autenticitá propria e altrui. 

La Martellante, ché ogni momento può essere il migliore del momento. Ogni vita da leccarsi le dita. Ogni scelta, anche minima, aggiusta di un grado la direzione in cui la di ciascuno barca sta andando. E a distrarsi, per gradi, ne bastano 180 e ci si trova al punto di partenza. Più stanchi e frustrati. 

Io non ci sto. 

Gruppo di lettura… dove? #FUORIPOSTO


Tutt’altro che “anonimi”, e men che meno “per caso”, noi, lettori #fuoriposto, martedì sera abbiamo occupato tutta lo spazio a disposizione al primo piano dell’intimo locale Bohème. E, quanto ad intimità, direi impossibile non entrarci data le distanze ravvicinate a cui l’abbondante partecipazione al novello gruppo di lettura ci ha costretti.
Cuscini a terra, calici di vino democraticamente sia bianco che rosso, sparsi sui ripiani, vestiti alle pareti come anime veglianti sulla nostra prima riunione. In quale si nasconde la nostra Virginia? In quello a fiori affianco al sofá o nell’altro sbracciato color amaranto? Comunque lei c’è.

Seduti, chi per terra, chi su sedie, chi su un lungo divano dall’aria comoda e vissuta, con un cartello stradale di Juan Les Pins alla spalle, abbiamo proposto. Esponendoci

Da decidere, democraticamente – imperativo dettato dalla libraia, impossibile contraddirla – il nome del nostro gruppo e il titolo del libro che discuteremo il 7 giugno

Per il nome, tre proposte su cui “pensarci su” ma in qualche modo vogliamo chiamarci:

– Gli amici di Virginia 

– I fuoriposto

– In compagnia di Virginia 


Il libro più votato é stato quello dell’Islandese Jón Kalman Stefánsson: LUCI D’ESTATE ED È SUBITO NOTTE (edizioni Iperborea)

Complici gli occhi brillanti ed eloquenti della proponente e l’appoggio della libraia Raffaella, anche se in tasca aveva tre proposte competitors, questo volumetto lungo e stretto, alto “ma è piú l’apparenza, colpa del formato”, ci porterà in Islanda. Tutti pronti per partire, obbligatorio presentarsi all’imbarco! Sì: nella totale e a tratti disarmante democrazia che vige tra noi #fuoriposto , uno dei pochi doveri é leggere il libro. O almeno provarci, poi, se non tiriamo la fine, avremo spazio per spiegare cosa ce lo ha reso indigesto, ascoltando magari il vicino di cuscino che lo ha divorato in una notte. 

A presentare brevemente il libro, nella prossima riunione, dando il via alla discussione, sarà chi lo ha proposto. 



Gli altri candidati titoli restano proposte valide per le prossime puntate del gruppo. Se non suggestioni per lettori-single che vogliono dedicarsi. Eccoli. Ogni titolo è link attivo per consultare una scheda del libro nel caso non ci ricordassimo “qual è quello che han detto che”… 🙂 

Lucinella di Lore Segal (edizioni Cargo) 

Il mare color del vino di  Leonardo Sciascia (Adelphi)

Canale Mussolini di Antonio Pennacchi (Mondadori) 

Non dirmi che hai paura di Giuseppe Catozzella (Feltrinelli)

Nessuno scompare davvero di  Catherine Lacey  (edizioni SUR) 

Paesaggio con tre alberi di Yehoshua Kenaz (edizioni Nottetempo)

Autobiografia di una femminista distratta di Laura Lepetit (edizioni Nottetempo)

Cecità di José Saramago (Einaudi) 

La boutique del mistero di Dino Buzzati (Mondadori) 

Mr Gwyn di Alessandro Baricco (Feltrinelli)

Il Parnaso ambulante di Christopher Morley (Sellerio edizioni) 


Esclusi dalla rosa dei candidati per motivi logistici ma stuzzicanti, anche

Istanbul di Ohran Pamuk (Einaudi) 

Io sono febbraio di Jones Shane (Isbn edizioni) 


Ci vediamo MARTEDI 7 GIUGNO ALLE 21. Fuoriposto ma tutti nello stesso: la vineria Bohème di via Bergamo 15 (Monza).

Chi desidera unirsi in corsa, libro in mano, voglia di condividere in pectore, vestiti comodi (solo i primi possono accaparrarsi la poltrona!): sarà il benvenuto

Per qualsiasi informazione, Raffaella vi aspetta nella sua libreria Virginia e Co. in via Bergamo 8. Sì, Raffaella, non Virginia … ma se la chiamate Virginia non si offende!