BELLA E MORTA, e pure “Fuoriposto”

Serata Fuoriposto leggendo BELLA ERA BELLA, MORTA ERA MORTA di Rosa Mogliasso (NN Editore) 

Una operazione narrativa per sensibilizzare contro l’indifferenza diffusa che al giorno d’oggi…. no, escluso. “Bella era bella, morta era morta” di Rosa Mogliasso è un romanzo NN Editore che vuole divertire e provocare. E non ha nessuna intenzione di lasciare i lettori a guardare il presunto cadavere che resta invece una scusa per ficcare il naso nella “vita dei vivi”. Vivi che sono molto cliché, forse troppo per alcuni dei #fuoriposto, ma c’è chi, abituato anche a scrivere romanzi e racconti di sua penna, prova a trovare una ragione dietro ai protagonisti così strambi e peculiari. Non tutti tipi facili da incontare per strada così per caso. Al centro di questo libro che è più un racconto lungo che un romanzo nel vero senso del termine, c’è un’idea molto forte. Quel “morta era morta” che catalizza l’attenzione del lettore, un’idea che trascina e che attorno a sé richiama le storie più incredibili ma che allo stesso tempo ricordano altre storie meno originali che ciascuno di noi può aver vissuto in prima o in terza persona. 
La donna che “bella era bella, morta era morta” con la sua sola presenza fa in modo che tutti coloro che la incrociano, abbiano una svolta nella propria vita. Fa da boa, in un certo senso! Avrebbero svoltato lo stesso? Da lettori non ci è dato saperlo ma non si ha nemmeno il tempo di chiederselo perché il libro cattura. Diverte, molto. I personaggi sono numerosi, anche rispetto al numero di pagine e se la brevità non da spazio per approfondirne storie e intimi spaccati psicologici, allo stesso tempo permette al romanzo di restare fresco e vivace. L’autrice sa oltretutto gestire magnificamente il passaggio del testimone senza creare confusione, è agile, accompagna senza rubare la scena a nessuno. Non solo. All’interno della narrazione alterna anche i punti di vista, come molti hanno notato, raccontando molte scene sia viste da chi agisce sia da chi assiste. Un modo anche per il lettore, di confrontarsi con lo sguardo degli altri e di riflettere su come il proprio si appoggia sulle esistenze altrui. 

Bella era bella, morta era morta, non solo è un libro gradevole, divertente e interessante per ogni tipo di lettore, ma è anche perfetto per un gruppo di lettura variegato e amante del confronto acceso come il nostro che compie quasi un anno, nato attorno alla libreria Virginia e Co di Monza (via Bergamo). Questo perché discutendo dei fatti narrati ci si trova in un batter d’occhio a parlare anche del “cosa avrei fatto io” davanti ad un cadavere “bello e morto” scoprendo che “forse non avrei chiamato la Polizia. Lo so, andrebbe fatto, ma non sono sicura che mi sarebbe venuto spontaneo perché una volta….”. E poi è pressoché impossibile non schierarsi con i personaggi e discuterne le scelte: “ma tu avresi fatto così?” “Ma dai, no, scherzi, io un tipo del genere lo avrei cacciato”, “guarda che le figlie ogni tanto”, “certo, che se uno mi dicesse una roba con quel tono io non tentennerei a rispondergli per le rime”. 

Bella era bella morta era morta è un libro vivo s che vive in ogni lettore e in ogni gruppo, sarebbe perfetto messo in scena in un teatro, di quelli sperimentali e coinvolgenti visto che giá cosí lo si immagina solo avendolo tra le mani.

Il libro scelto per la prossima serata Fuoriposto é un “classicone”:

TENERA È LA NOTTE di Scott Fitzgerald

Altre proposte in “gara” 

  • “Ritorno a tregole” di Gualtiero Fergnani 
  • “Tutto in ordine e al suo posto” di Brian Friel (Marcos y Marcos) 
Annunci

NUMERO UNDICI #FUORIPOSTO 

Numero Undici di Jonathan Coe, tra i #fuoriposto, gruppo di lettura della libreria Virginia e Co (Monza) 

Foto di Giovanna Canzi

Perché poi quei ragni? Partendo dal finale, che non sveleremo, si è discusso di Numero Undici concordando che “è un libro che consiglierei” ma sbizzarrendoci fantasiosamente sugli “anche se” raccogliendone anche di opposti. Jonathan Coe si è dimostrato, per chi lo conosceva già, confermato, un abile tessitorie di trame. Nel suo nuovo romanzo ha toccato tutti i temi più scomodi e attuali senza tirarsi indietro. Concentrandosi sul potere, sul mondo dello spettacolo, dei media e della politica, non ha trascurato amore, omossesualità e rapporti familiari, distribuendo tra i suoi personaggi questi ingredienti in modo che nessuno rimanesse troppo vuoto o contradditoriamente “pieno”. 
Ma?  
Foto di Giovanna Canzi

Perchè questa trovata finale? Per alcuni “non sapeva come terminare il romanzo”, come se si fosse stancato e avesse voluto frettolosamente chiudere e consegnare il malloppo all’editore. Molti si sono chiesti perché, pochi, ma qualcuno c’è stato, hanno trovato una risposta. “Il declino che si è trovato a descrivere a quel punto della storia era così terribile che ha dovuto ricorrere a creature ‘fantasy-horror’, sentendo che il sarcasmo pungente di sempre non sarebbe bastato”. È una interpretazione, possibile, un alibi che vede un Coe che ha scelto e non che è scivolato, in parte anche giocando sul fatto di poter contare sull’affievolirsi dello spirito critico nei suoi confronti sia da parte dei suoi lettori sia da parte dei suoi editori. 

Anche lo stile ha deluso, con frasi a volte banali soprattutto se firmate da una penna che in altri romanzi ha fatto sognare per la sua acrobatica armonia sempre essenziale e allo stesso tempo capace di magie. Soprattutto nella parte iniziale, quando il mondo di Numero Undici è visto con gli occhi di una ragazzina, la prosa non si può dire ricercata. C’è chi ci ha fatto caso, chi ne è rimasto turbato, chi, catturato dalla storia, ha tirato dritto fino alla parte più intensa e interessante del romanzo. Ragni giganti o meno, Coe non ha mancato di coraggio nell’entrare nel merito del marcio della propria Gran Bretagna, anche firmando un finale discutibile e che ci ha fatto discutere mettendo in luce una volta di più come le stesse righe facciano vibrare corde differenti in ogni lettore. 

Il prossimo appuntamento #fuoriposto è martedì 7 marzo alle 21 alla vineria Bohème di via Bergamo. Con il libro LA PURGA di Sofi Oksanen

Il titolo pubblicato, in Italia da Guanda, ha vinto contro Cortocircuito di Yehoshua Kenaz (Nottetempo) e Questa vita tuttavia mi pesa molto di Edgardo Franzosini (Adelphi).

La precedente puntata #fuoriposto potete leggerla QUI 

CASSANDRA #fuoriposto 

Quarto incontro dei #fuoriposto gruppo di lettura creato assieme alla libreria Virginia e Co. di Monza. Con noi “Cassandra” di Christa Wolf (Edizioni E/O) scelto in questa serata 

Denso, assoluto, immenso, ma non immediato. “Contiene tutto ciò che une persona può voler leggere”, anche se per accedervi ci vuole per alcuni una chiave. Il gruppo di lettura #fuoriposto unendo le forze pur dividendo le opinioni, l’ha trovata e Christa Wolf ha avuto la sua serata estiva di gloria. 

Cassandra al centro e con lei tutti i temi più attuali che premono alle porte del salottino vintage in cui si è riunito anche a fine luglio, il club di lettori organizzato con la libreria Virginia e Co. Il potere, l’amore, l’amare un eroe, la “donna in carriera” e la sua accettazione da parte dell’altro sesso. La competizione tra donne e la solitudine di chi vede “le cose” e sceglie di vivere una disperazione consapevole. Alternativa a quella di chi non vuole guardare, non vuole sentire, preferisce procedere col pilota automatico. Alternativa difficille da scegliere e lo stile della Cassandra di Wolf non la pone proprio in modo attraente. Non, per lo meno, nelle sue prime pagine che mettono alla prova il lettore quanto a densità di stile. “Non c’é parola che toglierei, non c’é parola o virgola che aggiungerei” alle frasi, ma ne esce una scrittura non immediata. C’é chi dopo quattro pagine si è preso due giorni a tu per tu con Cassandra, chi l’ha portata in metropolitana con tutte le difficoltà che l’operazione anacronostica comporta. 

Un altro ostacolo é quello delle basi culturali. Sono necessarie per accedere al libro di Christa? Certo aiutano, fluidificano la lettura e, se non ci sono, dal liceo classico, o sono in soffitta da tempo, può risultare necessario andare a riguardare la Cassandra originale facendosi almeno una idea del contesto e del ruolo dei personaggi. Questo anche per apprezzare come Wolf li rilegge, e li riscrive, spostando le luci sul palco con il cambio di prospettive e di punti di vista che ne consegue. Elena, non é più “la stronzetta” che scatena il casino, Clitemnestra fa tutta un’altra figura, Agamennone e tutta la “banda” sono personaggi nuovi e che ci parlano della società attuale infrangendo il vetro dell’indifferenza perché ci sorprendono con la forza dell’antico. Un antico più vivo e impattante di tanto contemporaneo, merito di una autrice che non é nuova a queste “strattonate” emotive. 

La prima magia, però, che fa Wolf, con Cassandra – e che incanta anche chi di noi ha faticato a leggere il libro e se ne é sentito “chiuso fuori”- é la rivisitazione della sua protagonista. Non é più una veggente, visionaria, delirante con preview da medium sensitiva. Non é la donna stramba, colta in sogno da premonizioni occasionali che la “fulminano” regalandole notizie dal futuro a cui nessuno nel presente mai crederà. No, la Cassandra di Christa Wolf è una donna che vede oltre, nello spazio e nel tempo, per scelta, per sensibilitá, perché ha il coraggio di vivere in una disperazione consapevole. Così, polifonica, raggiunge il nostro presente e ci affianca. se vogliamo guardarlo a 360 gradi, nudi e, forse, un po’ più soli, ma, veri. 

Ci vediamo il 13 SETTEMBRE alle 21 con “IL GATTO MIUR” di E.T.A Hoffmann (L’Orma Editore- traduzione di Matteo Galli) alla vineria Bohème di via Bergamo.

UN LAVORO VERO #fuoriposto 2

 Terzo incontro dei #fuoriposto gruppo di lettura creato assieme alla libreria Virginia e Co. di Monza. 

Un lavoro vero. Ma vero in che senso? E che cosa è “lavoro”? Ma alla fine si è realizzato o no: fallimento o realizzazione?

Se frasi scritte nero su bianco in righe indiscutibilmente parallele e regolati non erano riuscite a far convergere opinioni e interpretazioni fuoriposto, la scorsa puntata del gruppo #fuoriposto (click QUI per saperne), figuriamoci pagine scritte poco, a volte quasi solo illustrate, che affidano a tratti muti e tinte acquerello la propria storia. Infatti anche la serata sulla graphic novel di Alberto Madrigal edita da Bao Publishing ha posto i noi Fuoriposto di fronte a una varietá di interpretazioni molto più ampia delle gradazioni di colore delle vignette. Anche quelle, apprezzate, direi, nel loro essere spesso funzionali nel comunicare il cambio di tempo e di luogo, per non parlare del puro approccio estetico, dei bei quadretti.

Prima di entrare nel merito della storia, giá il mezzo di espressione fumetto ci ha permesso di confrontarci tra noi e di confrontare questo genere con i romanzi o i saggi che nella maggior parte dei casi teniamo sul comodino o in borsa. Per molti era il primo fumetto dell’età adulta, e l’escursione in perfetta linea fuoriposto è risultata interessante. Chi “è stato bello ma non è il mio tipo”, chi “ne proverò altri”, e sono usciti titoli e autori come Zerocalcare e Gipi, sempre fumettisti, ma diversi: ottimi spunti per chi vuole continuare a esplorare questo universo grafico.

Vero resta che l’impatto con le immagini mute ha mostrato la loro potenza e allo stesso tempo il loro trovarsi indifese di fronte all’occhio di chi le guarda, le scandaglia alla ricerca di un fatidico (necessario?) “messaggio”.

E veniamo al messaggio, partendo dal titolo che ben ci indirizza al Punto. “Un lavoro vero”. Vero perché pagato, dice Madrigal. Tutti d’accordo? Per nulla. E ciascuno vede il lavoro a modo suo, chi come qualcosa che prevede fatica, chi come qualcosa che ti deve mettere i soldi in tasca, chi come modo di realizzarsi, chi altro come attività per tirare a campare mentre per il resto vivi. E se il lavoro è la tua vita, il tuo modo di realizzarti?

La “questione lavoro” che suona piú politica sindacale che letteraria – ma siamo Fuoriposto: mai esenti da sforamenti – ha occupato la serata tra disoccupazione e precariato. I giovani al centro, perché lo é il protagonista, ma non solo, perché i momenti di smarrimento investono a caso, non guardano la carta di identità della vittima.

Leggendo Madrigal qualcuno ha rivisto sé stesso, altri i figli, che stanno attraversando periodi di ricerca di un lavoro vero, a volte con lo stesso spirito del protagonista, altro con molta più determinazione e metodo. Non sono mancati, incontenibili, i giudizi sulla condotta del protagonista e lo sguardo di disapprovazione posato su vignette che lo vedono inerte, troppo solitario, in balia del presente e del futuro. Da una parte, “siamo qui per parlare del libro, e non di quanto un tal personaggio suscita in noi approvazione o simpatia”. Già… Era successo anche con il romanzo di Stefánsson! Ma non è anche segno della potenza con cui la lettura irrompe in noi Fuoriposto? Della grado di coinvolgimento che riusciamo a raggiungere stringendo un libro in mano, tanto da arrivare a rapportarci con il protagonista come fosse vivo?

A ‘sto giovane che si dice alla ricerca del lavoro vero ne avremmo di cose da dire! Dal “cercati un lavoro seriamente” a “forza che ce la fai”, ma anche “bravo: hai un lavoro vero” perché c’è anche chi nel compromesso raggiunto (lavoro alla scrivania pagato e tempo per scrivere e pubblicare il proprio fumetto) ci vede un successo invidiabile. Con il primo ci campo, con l’altro mi realizzo.

Abbandonando il tema lavoro, spunta la solitudine che aleggia in modo evidente dall’inizio alla fine: pochi non l’hanno avvertita. Un senso di solitudine così ben reso che ha toccato le corde di ogni Fuoriposto, ma in posti diversi. A qualcuna nei ricordi di esperienze all’estero, ad altre nel passato di chi arriva “al Nord” e si deve ricreare un giro di amici. Ad altri ancora in una quotidianità presente in cui l’essere soli si manifesta anche nella carenza di contatto umano e di occasioni sociali anni ’70, messe in solaio con l’arrivo dei social.

Non c’é una solitudine piú vera dell’altra, le lasciamo aleggiare assieme all’aroma del vino che (mea culpa, devo fare verbale!) ho sbadatamente rovesciato.

Non approdiamo ad una verità univoca neanche a proposito del “lavoro vero” di Alberto Madrigal. Per qualcuno “dobbiamo aspettare il suo prossimo libro, questo è autobiografico… È diverso!”. Per chi vuole continuare a seguire l’autore, il suo blog QUI.

Forse ci svelerá la verità la protagonista della prossima lettura: Cassandra di Christa Wolf (E/O Editore)

Ne parleremo MARTEDÌ 26 LUGLIO H21 alla Vineria Bohème (via Bergamo 15, Monza)

Ha vinto lei, Cassandra, schiacciando i seguenti titoli:

L’amore è eterno finché non risponde di Ester Viola (Einaudi) 

Montedidio di Erri de Luca (Feltrinelli)

Ho lasciato entrare la tempesta di Hannah Kent (Piemme) 

L’oscura sacralità della notte di Julia Glass (Nutrimenti) 

#FUORIPOSTO: Luce d’estate ed é subito notte 

Secondo incontro dei #fuoriposto, gruppo di lettura nato dalla libreria Virginia e Co (via Bergamo 8, Monza).

Luce d’estate ed é subito notte. Banale, magico, rivelatore di quotidianità, rinfrescante, non una storia ma un’opera d’arte, da leggere su più piani, e lontana dall’idea di romanzo classico. O forse solo un libro confuso, sincopato, che sfrutta l’effetto empatia di episodi comuni a molti per coinvolgere il lettore. 

E lo stile? 

Trasognato ma artificioso e costruito. Oppure poetico e speciale, originale e surreale.

Luce d’estate ed é subito notte e i Fuoriposto (ormai ci chiamiamo così, perché lo siamo proprio) hanno rischiato di far mattino scandagliando le emozioni e le reazioni suscitate dal romanzo dell’islandese Jón Kalman Stefánsson, tra l’altro in questi giorni in Italia per presentare il suo nuovo romanzo, Grande come l’universo, sempre avvolto da una di quelle evacative copertine Iperborea.

Torniamo a noi, Fuoriposto nello scrigno tapezzato di vestiti e luccicante di calici di vino pieni e poi vuoti, al primo piano della ospitale vineria Bohème, in via Bergamo 15 (Monza).

Qualche appunto/spunto per poi voltare pagina e passare al prossimo titolo selezionato, rigorosamente ad alzata di mano, ancora accaldati per la accalorata discussione sul romanzo islandese. 

Il primo approccio passa per l’uso del “noi”: certo una scelta non scontata che ha confuso, ha coinvolto, ha colpito. Qualcuno ha pensato ad un gruppo di uomini, altri di donne, chi non ha potuto sapere “noi chi???” e la cosa lo ha infastidito alquanto. 

Sapere chi, e poi sapere perché. Perché l’astronomo impazzisce? No, non impazzisce, vive. Ma come vive, dai. Si, sveglie di vivere. Sognando il latino? Ma dai!!!!

Il paesino protagonista del romanzo, abitante per abitante, a partire dal personaggio che ci accoglie all’inizio, lasciando poi spazio ai vari concittadini, mette in luce i diversi modi di leggere dei fuoriposto. È una cartina tornasole che trasforma “un ammasso informe e indistinto di lettori per passione” in un confluire acceso tra tifoserie. Sostenitori dello stile Stefánssoniano che con pennellate eccellenti è in grado di raccontare tutto di una persona in due righe musicali. E affianco quelli che nelle stesse due righe vedono grondare banalità, pietosa pretesa di rappresentare una umanità bassa, misogina e annoiata, che pensa solo a far sesso. Sesso, dove? Sì, “è tutta solo una quotidianità mortifera con spruzzi di sesso e calore che provano a compensare e coinvolgere”. 

Gli adoratori del libro quasi svengono, qualcuno si indigna, la libraia impugna il libro (perché non ha armi a portata di mano) e legge la descrizione dell’imbianchino. 

C’è chi nota come “Proprio i picchi di calore su una quotidianità piatta sono il bello del libro, perché così è la vita di tutti, anche nostra, e ci si riconosce”. 

E poi chi percepisce “spunti di originalitá ma con numerosi elementi di presunzione, la presunzione di voler narrare storie di vite ma come piccoli saggi filosofici”. Una pretesa fuoriluogo che ha infastidito alcuni. Non certo chi sente che questo libro “mi ha fatto proprio bene. Denso ma non pesante”. 

Una lettrice confessa, una debolezza e un delitto del tutto perdonabile: “ogni frase mi dava nuove emozioni, non riuscivo a smettere di leggere: aspettavo nuove frasi per restare sorpresa ancora una volta, e ancora e ancora”. Luce d’estate ed é subito notte, frase dopo frase, sopresa dopo sorpresa. E il delitto? Raccontando ai figli qualche episodio del libro, “ho aggiunto un pezzo a quella del gatto che non riesce a catturare le sue prede”. Senza spoilerare il sequel inedito della nostra fuoriposto, ma assicuro che è una happy end. Vissero tutti felici e contenti. E il gatto anche sazio, per chi se lo sta chiedendo.

Molti di noi sono usciti dalla vineria Bohème con un’idea di libro diversa, l’impressione di averlo letto più volte, in vite diverse, indossando panni diversi. Il libro si è moltiplicato, io stessa ne guardo la copertina rincasando, e ne vedo almeno 4 o 5. 

Il prossimo libro che i Fuoriposto moltiplicheranno è UN LAVORO VERO di Alberto Madrigal (Bao Publishing).

Ci vediamo MARTEDÌ 28 GIUGNO H21 sempre all’enoteca BOHÈME. 

Le altre proposte di lettura sono state 

  • Lucinella di Lore Segal
  • La boutique del mistero di Dino Buzzati 
  • La mia vita di Isadora Duncan 
  • Ho dormito con te tutta la notte di Cristiana Alicata

Il primo incontro Fuoriposto è raccontato QUI. (Clicca e leggi)

Per chi approda qui per caso o per fato, di fatto se incuriosito vuole essere Fuoriposto con noi, ci trova nella pagina Facebook legata a Virginia e Co., o tramite il mio profilo FB.

Gruppo di lettura… dove? #FUORIPOSTO


Tutt’altro che “anonimi”, e men che meno “per caso”, noi, lettori #fuoriposto, martedì sera abbiamo occupato tutta lo spazio a disposizione al primo piano dell’intimo locale Bohème. E, quanto ad intimità, direi impossibile non entrarci data le distanze ravvicinate a cui l’abbondante partecipazione al novello gruppo di lettura ci ha costretti.
Cuscini a terra, calici di vino democraticamente sia bianco che rosso, sparsi sui ripiani, vestiti alle pareti come anime veglianti sulla nostra prima riunione. In quale si nasconde la nostra Virginia? In quello a fiori affianco al sofá o nell’altro sbracciato color amaranto? Comunque lei c’è.

Seduti, chi per terra, chi su sedie, chi su un lungo divano dall’aria comoda e vissuta, con un cartello stradale di Juan Les Pins alla spalle, abbiamo proposto. Esponendoci

Da decidere, democraticamente – imperativo dettato dalla libraia, impossibile contraddirla – il nome del nostro gruppo e il titolo del libro che discuteremo il 7 giugno

Per il nome, tre proposte su cui “pensarci su” ma in qualche modo vogliamo chiamarci:

– Gli amici di Virginia 

– I fuoriposto

– In compagnia di Virginia 


Il libro più votato é stato quello dell’Islandese Jón Kalman Stefánsson: LUCI D’ESTATE ED È SUBITO NOTTE (edizioni Iperborea)

Complici gli occhi brillanti ed eloquenti della proponente e l’appoggio della libraia Raffaella, anche se in tasca aveva tre proposte competitors, questo volumetto lungo e stretto, alto “ma è piú l’apparenza, colpa del formato”, ci porterà in Islanda. Tutti pronti per partire, obbligatorio presentarsi all’imbarco! Sì: nella totale e a tratti disarmante democrazia che vige tra noi #fuoriposto , uno dei pochi doveri é leggere il libro. O almeno provarci, poi, se non tiriamo la fine, avremo spazio per spiegare cosa ce lo ha reso indigesto, ascoltando magari il vicino di cuscino che lo ha divorato in una notte. 

A presentare brevemente il libro, nella prossima riunione, dando il via alla discussione, sarà chi lo ha proposto. 



Gli altri candidati titoli restano proposte valide per le prossime puntate del gruppo. Se non suggestioni per lettori-single che vogliono dedicarsi. Eccoli. Ogni titolo è link attivo per consultare una scheda del libro nel caso non ci ricordassimo “qual è quello che han detto che”… 🙂 

Lucinella di Lore Segal (edizioni Cargo) 

Il mare color del vino di  Leonardo Sciascia (Adelphi)

Canale Mussolini di Antonio Pennacchi (Mondadori) 

Non dirmi che hai paura di Giuseppe Catozzella (Feltrinelli)

Nessuno scompare davvero di  Catherine Lacey  (edizioni SUR) 

Paesaggio con tre alberi di Yehoshua Kenaz (edizioni Nottetempo)

Autobiografia di una femminista distratta di Laura Lepetit (edizioni Nottetempo)

Cecità di José Saramago (Einaudi) 

La boutique del mistero di Dino Buzzati (Mondadori) 

Mr Gwyn di Alessandro Baricco (Feltrinelli)

Il Parnaso ambulante di Christopher Morley (Sellerio edizioni) 


Esclusi dalla rosa dei candidati per motivi logistici ma stuzzicanti, anche

Istanbul di Ohran Pamuk (Einaudi) 

Io sono febbraio di Jones Shane (Isbn edizioni) 


Ci vediamo MARTEDI 7 GIUGNO ALLE 21. Fuoriposto ma tutti nello stesso: la vineria Bohème di via Bergamo 15 (Monza).

Chi desidera unirsi in corsa, libro in mano, voglia di condividere in pectore, vestiti comodi (solo i primi possono accaparrarsi la poltrona!): sarà il benvenuto

Per qualsiasi informazione, Raffaella vi aspetta nella sua libreria Virginia e Co. in via Bergamo 8. Sì, Raffaella, non Virginia … ma se la chiamate Virginia non si offende!