BELLA E MORTA, e pure “Fuoriposto”

Serata Fuoriposto leggendo BELLA ERA BELLA, MORTA ERA MORTA di Rosa Mogliasso (NN Editore) 

Una operazione narrativa per sensibilizzare contro l’indifferenza diffusa che al giorno d’oggi…. no, escluso. “Bella era bella, morta era morta” di Rosa Mogliasso è un romanzo NN Editore che vuole divertire e provocare. E non ha nessuna intenzione di lasciare i lettori a guardare il presunto cadavere che resta invece una scusa per ficcare il naso nella “vita dei vivi”. Vivi che sono molto cliché, forse troppo per alcuni dei #fuoriposto, ma c’è chi, abituato anche a scrivere romanzi e racconti di sua penna, prova a trovare una ragione dietro ai protagonisti così strambi e peculiari. Non tutti tipi facili da incontare per strada così per caso. Al centro di questo libro che è più un racconto lungo che un romanzo nel vero senso del termine, c’è un’idea molto forte. Quel “morta era morta” che catalizza l’attenzione del lettore, un’idea che trascina e che attorno a sé richiama le storie più incredibili ma che allo stesso tempo ricordano altre storie meno originali che ciascuno di noi può aver vissuto in prima o in terza persona. 
La donna che “bella era bella, morta era morta” con la sua sola presenza fa in modo che tutti coloro che la incrociano, abbiano una svolta nella propria vita. Fa da boa, in un certo senso! Avrebbero svoltato lo stesso? Da lettori non ci è dato saperlo ma non si ha nemmeno il tempo di chiederselo perché il libro cattura. Diverte, molto. I personaggi sono numerosi, anche rispetto al numero di pagine e se la brevità non da spazio per approfondirne storie e intimi spaccati psicologici, allo stesso tempo permette al romanzo di restare fresco e vivace. L’autrice sa oltretutto gestire magnificamente il passaggio del testimone senza creare confusione, è agile, accompagna senza rubare la scena a nessuno. Non solo. All’interno della narrazione alterna anche i punti di vista, come molti hanno notato, raccontando molte scene sia viste da chi agisce sia da chi assiste. Un modo anche per il lettore, di confrontarsi con lo sguardo degli altri e di riflettere su come il proprio si appoggia sulle esistenze altrui. 

Bella era bella, morta era morta, non solo è un libro gradevole, divertente e interessante per ogni tipo di lettore, ma è anche perfetto per un gruppo di lettura variegato e amante del confronto acceso come il nostro che compie quasi un anno, nato attorno alla libreria Virginia e Co di Monza (via Bergamo). Questo perché discutendo dei fatti narrati ci si trova in un batter d’occhio a parlare anche del “cosa avrei fatto io” davanti ad un cadavere “bello e morto” scoprendo che “forse non avrei chiamato la Polizia. Lo so, andrebbe fatto, ma non sono sicura che mi sarebbe venuto spontaneo perché una volta….”. E poi è pressoché impossibile non schierarsi con i personaggi e discuterne le scelte: “ma tu avresi fatto così?” “Ma dai, no, scherzi, io un tipo del genere lo avrei cacciato”, “guarda che le figlie ogni tanto”, “certo, che se uno mi dicesse una roba con quel tono io non tentennerei a rispondergli per le rime”. 

Bella era bella morta era morta è un libro vivo s che vive in ogni lettore e in ogni gruppo, sarebbe perfetto messo in scena in un teatro, di quelli sperimentali e coinvolgenti visto che giá cosí lo si immagina solo avendolo tra le mani.

Il libro scelto per la prossima serata Fuoriposto é un “classicone”:

TENERA È LA NOTTE di Scott Fitzgerald

Altre proposte in “gara” 

  • “Ritorno a tregole” di Gualtiero Fergnani 
  • “Tutto in ordine e al suo posto” di Brian Friel (Marcos y Marcos) 
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FUORIPOSTO IN PRIMAVERA 

Aliide egoista, gelosa, chi la vorrebbe come amica? Pochi, forse nessuno, ma come protagonista del romanzo “La Purga” di Sofi Oksnen, ha riscosso un grande successo nel gruppo di lettura fuoriposto organizzato dalla libreria Virginia e Co (via Bergamo,8-Monza). Pubblicato in Italia da Guanda, questo libro finora è passato in sordina nel Belpaese mentre all’estero si è trasformato in “caso letterario” diventando spunto anche per spettacoli teatrali. 

Siamo in Estonia, siamo nel 1992, e l’autrice abilmente ci introduce nella storia di una famiglia e nella Storia di Paese raccontando il quotidiano. Un quotidiano femminile in cui le donne si passano la parola di generazione in generazione, di scelta in scelta, proponendo una varietà di punti di vista, a chi legge, che non annoia mai. 

A catalizzare l’attenzione c’è Aliide, non certo per il fascino e l’ammirazione che suscita, anzi. Nel gruppo di lettura i sentimenti emersi nei suoi confronti sono tutti piuttosto negativi ma con sfumature diverse. Questa figura pone a chi legge molte domande e permette di scoprire le proprie reazioni di fronte ad un comportamento geloso, invidioso, sofferente, testardo, egoista. La si condanna, la si compatisce, la si odia, la si mette comunque in discussione prendendo coscienza di ciò che una persona del genere può suscitare anche nel proprio quotidiano. 

Con un susseguirsi di storie di famiglia e di piccolo paese, l’autrice ha anche la grande abilitá di riuscire a parlare della storia di un paese che non è certo una delle più note per chi ha studiato la storia seguendo il programma scolastico ministeriale. 

E poi ci sono le mosche, onnipresenti, fastidiose. Ronzano, danno una sensazione ossessiva di sporco dentro e fuori, in casa e nell’animo di Aliide, che fa spesso rabbia per le scelte e l’atteggiamento che mostra. Ogni fuoriposto legge a modo proprio i suoi modi di fare e il confronto della serata fa emergere come ciascuno ha interpretato le decisioni della donna immaginandone pensieri e sensazioni. A pochi non piace lo stile – fastidiosio – per la maggior parte invece capace di descrivere con minuziosa delicatezza ambienti e gesti che appartengono a tradizioni poco note. Sapori, attrezzi da cucina, ortaggi e orpelli.

Non azzeccata la copertina, fuorviante il titolo, ma “La purga” resta un romanzo da leggere.

Con tanto di ballottaggio é stato scelto “Bella era bella, morta era morta” di Rosa Mogliasso (NN Editore) . Ne parliamo il 18 aprile alle 21.

Gli altri titoli proposti in serata sono stati:

  • Fantasma di Davide Peace (Il Saggiatore)
  • Erranti senza ali di Philip Shultz (Donzelli Editore)
  • Un’accusa imbarazzante di Josephine Tey (Nottetempo Edizioni) 

NUMERO UNDICI #FUORIPOSTO 

Numero Undici di Jonathan Coe, tra i #fuoriposto, gruppo di lettura della libreria Virginia e Co (Monza) 

Foto di Giovanna Canzi

Perché poi quei ragni? Partendo dal finale, che non sveleremo, si è discusso di Numero Undici concordando che “è un libro che consiglierei” ma sbizzarrendoci fantasiosamente sugli “anche se” raccogliendone anche di opposti. Jonathan Coe si è dimostrato, per chi lo conosceva già, confermato, un abile tessitorie di trame. Nel suo nuovo romanzo ha toccato tutti i temi più scomodi e attuali senza tirarsi indietro. Concentrandosi sul potere, sul mondo dello spettacolo, dei media e della politica, non ha trascurato amore, omossesualità e rapporti familiari, distribuendo tra i suoi personaggi questi ingredienti in modo che nessuno rimanesse troppo vuoto o contradditoriamente “pieno”. 
Ma?  
Foto di Giovanna Canzi

Perchè questa trovata finale? Per alcuni “non sapeva come terminare il romanzo”, come se si fosse stancato e avesse voluto frettolosamente chiudere e consegnare il malloppo all’editore. Molti si sono chiesti perché, pochi, ma qualcuno c’è stato, hanno trovato una risposta. “Il declino che si è trovato a descrivere a quel punto della storia era così terribile che ha dovuto ricorrere a creature ‘fantasy-horror’, sentendo che il sarcasmo pungente di sempre non sarebbe bastato”. È una interpretazione, possibile, un alibi che vede un Coe che ha scelto e non che è scivolato, in parte anche giocando sul fatto di poter contare sull’affievolirsi dello spirito critico nei suoi confronti sia da parte dei suoi lettori sia da parte dei suoi editori. 

Anche lo stile ha deluso, con frasi a volte banali soprattutto se firmate da una penna che in altri romanzi ha fatto sognare per la sua acrobatica armonia sempre essenziale e allo stesso tempo capace di magie. Soprattutto nella parte iniziale, quando il mondo di Numero Undici è visto con gli occhi di una ragazzina, la prosa non si può dire ricercata. C’è chi ci ha fatto caso, chi ne è rimasto turbato, chi, catturato dalla storia, ha tirato dritto fino alla parte più intensa e interessante del romanzo. Ragni giganti o meno, Coe non ha mancato di coraggio nell’entrare nel merito del marcio della propria Gran Bretagna, anche firmando un finale discutibile e che ci ha fatto discutere mettendo in luce una volta di più come le stesse righe facciano vibrare corde differenti in ogni lettore. 

Il prossimo appuntamento #fuoriposto è martedì 7 marzo alle 21 alla vineria Bohème di via Bergamo. Con il libro LA PURGA di Sofi Oksanen

Il titolo pubblicato, in Italia da Guanda, ha vinto contro Cortocircuito di Yehoshua Kenaz (Nottetempo) e Questa vita tuttavia mi pesa molto di Edgardo Franzosini (Adelphi).

La precedente puntata #fuoriposto potete leggerla QUI 

ALLUCINAZIONI DA #fuoriposto

Un libro che ha rasserenato, rincuorato, informato. Ad alcuni non ha entusiasmato. Questo se letto in solitudine, in attesa dell’appuntamento dei #fuoriposto , l’ultimo dell’anno 2016. Lo stesso volume, messo nel bel mezzo di un gruppo di lettori dai gusti, dalle età e dai vissutu più vari, ha acceso una vivace discussione sui confini tra pazzia e “normalità”. Il titolo è Allucinazioni e lo ha scritto nel 2013 Oliver Sacks, noto neurologo se non anche scrittore morto nel 2015 e reso famoso nella comunità dei lettori non tecnici dal libro “L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello”. A pubblicare, il libro “miccia” della dibattito dei #fuoriposto e il titolo noto, è sempre Adelphi. Ci si chiede a tratti anche perché una casa editrice così mette sugli scattali dei librai e dei bibliotecari, avvolto nella sua sobria copertina, un saggio divulgativo sulle allucinazioni non legate a problemi psichici come fosse uno dei suoi tanti titoli più narrativi. Questo per alcuni strambo gesto non è da far passare sotto silenzio perché, tacito e già compiuto, pone interrogativi che si ripropongono al lettore non esperto in neurologia mentre sfoglia i casi raccontati da Sacks. Ciò che colpisce, piace e da a volte perfino una sorta di sensazione di sollievo, in Allucinazioni, è come l’autore racconta le storie delle persone in cura. Lo fa con rispetto, senza negarne la malattia, ma riconoscendo loro comunque il diritto di essere descritte, e ancor prime ascoltate, poi comunicate, senza cappelli introduttivi intrisi di etichette e pregiudizi. Uno per tutti l’esempio della anziana spaventata dalle proprie allucinazioni: ma che mi sta succedendo? Sacks, facendole quasi comprendere ciò che avviene, la porta a convivere con il fenomeno senza restare terrorizzata a vita. Non è sola, ha allucinazioni, ma non è sola a lottare in un terreno dove i confini tra reale e non, sono stati cancellati dall’età. Oppure da problema chimico, dalla mancanza di sonno, da sostanze assunte.

Ci sono lettori che vedono Sacks come un vero e proprio “scardinatore” del confine tra “sintomo e patologia”, uno che mette in chiaro che chi ha allucinazioni “non è pazzo”. Il fatto che una cosa escluda l’altra, è stato al centro di un lungo dibattito #fuoriposto , certo è che questo neurologo da poco scomparso è in grado di aprire gli occhi di chi è interessato, su un capitolo di allucinazioni poco raccontate. Mai raccontate con uno stile come il suo, tecnico ma anche divulgativo, non privo di basi scientifiche (dati anche i rimandi a testi di studi).

Non ha coinvolto tutti, molti si sono chiesti, dopo questa sfilata di casi di allucinazioni, “e quindi?”. C’é chi, terminato il libro, non ha che preso atto del “mistero del cervello, di quanto poco ne capiamo e di quanto poco ne capiscono ancora i dottori”.

Il prossimo incontro dei fuoriposto sarà il 17 gennaio 2017. Pur essendo giorno di falò, quelli di Sant’Antonio, da tradizione, non bruceremo libri, ma sarà un dibattito immagino di nuovo acceso. Attorno al libro di Jonathan Coe: NUMERO UNDICI (Feltrinelli). 
Altri libri proposti sono stati 

– La vita immortale di Henrietta Lacks (Rebecca Skloot) Adelphi

– Dolorose considerazioni del cuore (Sandra Petrignani) Nottetempo Edizioni

– Bella era bella, morta era morta (Rosa Mogliasso) NN Editore

CASSANDRA #fuoriposto 

Quarto incontro dei #fuoriposto gruppo di lettura creato assieme alla libreria Virginia e Co. di Monza. Con noi “Cassandra” di Christa Wolf (Edizioni E/O) scelto in questa serata 

Denso, assoluto, immenso, ma non immediato. “Contiene tutto ciò che une persona può voler leggere”, anche se per accedervi ci vuole per alcuni una chiave. Il gruppo di lettura #fuoriposto unendo le forze pur dividendo le opinioni, l’ha trovata e Christa Wolf ha avuto la sua serata estiva di gloria. 

Cassandra al centro e con lei tutti i temi più attuali che premono alle porte del salottino vintage in cui si è riunito anche a fine luglio, il club di lettori organizzato con la libreria Virginia e Co. Il potere, l’amore, l’amare un eroe, la “donna in carriera” e la sua accettazione da parte dell’altro sesso. La competizione tra donne e la solitudine di chi vede “le cose” e sceglie di vivere una disperazione consapevole. Alternativa a quella di chi non vuole guardare, non vuole sentire, preferisce procedere col pilota automatico. Alternativa difficille da scegliere e lo stile della Cassandra di Wolf non la pone proprio in modo attraente. Non, per lo meno, nelle sue prime pagine che mettono alla prova il lettore quanto a densità di stile. “Non c’é parola che toglierei, non c’é parola o virgola che aggiungerei” alle frasi, ma ne esce una scrittura non immediata. C’é chi dopo quattro pagine si è preso due giorni a tu per tu con Cassandra, chi l’ha portata in metropolitana con tutte le difficoltà che l’operazione anacronostica comporta. 

Un altro ostacolo é quello delle basi culturali. Sono necessarie per accedere al libro di Christa? Certo aiutano, fluidificano la lettura e, se non ci sono, dal liceo classico, o sono in soffitta da tempo, può risultare necessario andare a riguardare la Cassandra originale facendosi almeno una idea del contesto e del ruolo dei personaggi. Questo anche per apprezzare come Wolf li rilegge, e li riscrive, spostando le luci sul palco con il cambio di prospettive e di punti di vista che ne consegue. Elena, non é più “la stronzetta” che scatena il casino, Clitemnestra fa tutta un’altra figura, Agamennone e tutta la “banda” sono personaggi nuovi e che ci parlano della società attuale infrangendo il vetro dell’indifferenza perché ci sorprendono con la forza dell’antico. Un antico più vivo e impattante di tanto contemporaneo, merito di una autrice che non é nuova a queste “strattonate” emotive. 

La prima magia, però, che fa Wolf, con Cassandra – e che incanta anche chi di noi ha faticato a leggere il libro e se ne é sentito “chiuso fuori”- é la rivisitazione della sua protagonista. Non é più una veggente, visionaria, delirante con preview da medium sensitiva. Non é la donna stramba, colta in sogno da premonizioni occasionali che la “fulminano” regalandole notizie dal futuro a cui nessuno nel presente mai crederà. No, la Cassandra di Christa Wolf è una donna che vede oltre, nello spazio e nel tempo, per scelta, per sensibilitá, perché ha il coraggio di vivere in una disperazione consapevole. Così, polifonica, raggiunge il nostro presente e ci affianca. se vogliamo guardarlo a 360 gradi, nudi e, forse, un po’ più soli, ma, veri. 

Ci vediamo il 13 SETTEMBRE alle 21 con “IL GATTO MIUR” di E.T.A Hoffmann (L’Orma Editore- traduzione di Matteo Galli) alla vineria Bohème di via Bergamo.