IL GATTO MURR #FUORIPOSTO 

Il gatto Murr di E.T.A. Hoffmann (L’Orma Editore) ospite del gruppo di lettura #fuoriposto nato dalla libreria indipendente Virginia e Co (via Bergamo 8 – Monza) 

Ma questo libro è stato scritto nell’800? Ce lo siamo chiesto un po’ tutti, sia chi ha letto Il gatto Murr amandolo, sia chi l’ha finito stringendo i denti e detestandolo, sia chi lo ha abbandonato per strada. Il libro, non l’animale. 

La scrittura di Hoffmann è senza dubbio anomala per il suo tempo e se in parte si può ringraziare il traduttore (Matteo Galli), cosa che raramente si fa, si deve riconoscere all’autore stesso il suo merito. Oltre a quello di essersi beffato del genere biografico intrecciando ben due biografie che, alternandosi per 400 e piú pagine, si contraddicono. 

Il gatto e l’uomo. Il primo non sa chi essere e non si ritrova, sballottato dalle esistenze altrui, dalle mode e dalle correnti di pensiero e di stili di vita, resta un essere senza un suo “io”. Gran simpatico ma che per molti, leggendo, assume un significato come personaggio solo perché nel suo pelo ospita un controcanto alla figura umana con cui divide le pagine del libro. Un uomo che si contrappone, esistenzialmente parlando, a Murr. Un protagonista che, ovunque va, scombussola la vita di chi lo incrocia. Delle fanciulle e degli amici, non trovando comunque neppure lui la sua pace. 

Il gatto Murr è una biografia doppia che avanza su due binari paralleli, ma le direzioni di corsa sembrano essere opposte. Non c’è una storia vera e propria ma un “tranche de vie”, cosa che ad alcuni ha entusiasmato e ad altri per nulla. Forse dipende anche da ciò che si cerca in un libro. 

La forza di un gruppo di lettura come il nostro, che riunisce in uno stanzino vintage le esistenze e le abitidini più disparate, sta anche in questo. Nell’offrire l’opportunità di capire meglio sé stessi, i propri gusti, che siano quelli del momento o quelli di una vita. 

“A me piacciono le storie, se non c’è trama mi annoio”. “Va bene essere originali come Hoffmann ma una scrittura così, la si può reggere per 150 pagine e basta”. “Io da un libro mi lascio trasportare, lo leggo nella sua globalità anche se non c’è una storia”. 

Ci sono preferenze anche sulle note a margine, chi le legge e chi non le calcola nemmeno, ma anche chi le preferisce a fondo pagina piuttosto che alla fine o viceversa. E un libro come il gatto Murr dove due voci si alternano nel vero senso della parola e anche bruscamente, c’è chi lo ha letto con due segnalibri in mano, per non perdersi. 

Tra i quattro candidati per il prossimo mese ha vinto un libro di Dino Buzzati, “La boutique del mistero”. Per chi lo legge, per chi lo rilegge e per chi “ma me lo ricordo bene ancora dal liceo”, l’appuntamento è il 18 OTTOBRE H21 sempre alla vinera Bohème. 

Il podio degli esclusi vede al primo posto “Chirù” di Michela Murgia (Einaudi), e a seguire “L’irresistibile eredità di Wilberforce” di Paul Torday (Elliot Edizioni) e “Vivienne Westwood”. La sua biografia scritta da lei assieme a Kelly Ian pubblicata da Odoya.   

Entusiasta di Chirù, ne ho parlato QUI

Per chi non conosce il nostro gruppo di lettura FuoriPosto ecco la sua prima puntata: QUI

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