OGAWA, GATTO, ELEFANTE

  
Parlare al mondo e soprattutto del mondo, da un quadrato 8×8 con il riquadro bianco in basso a destra. È un miracolo narrativo luminoso, semplice e inarrestabile nel catturare l’anima del lettore l’ennesimo romanzo di Yoko Ogawa. “Nuotare con un elefante tenendo in braccio un gatto” (Il Saggiatore). 

Ennesimo suo ma primo mio. Dopo le prima pagine della sua magia ho deciso di leggerla tutta, eleggendola a mia autrice cult. Ho fatto spazio nella mensola dei miei mentori, tra Amelie Nothomb, Haruki Murakami, Alice Munro, David Eggers e Banana Yoshimoto: proprio affianco a ques’ultima siederà Ogawa. 

Un bambino, che resta bambino per trovare il coraggio di crescere. Per restare sotto la scacchiera in una posizione contorta, ma è l’unica in cui si sente in grado di guardare il mondo. Ha la bocca cucita dalla nascita. Lo hanno operato per aprirgliela creandogli uno shock, forse per questo si è dovuto trovare un tavolo da scacchi in cui rinchiudersi, rimasto indifeso. 

È sempre la cosa migliore togliere ostacoli, così meccanicamente e forzatamante (aprire chirurgicamente la bocca sigillata), o è meglio educare a conviverci o trovare percorsi alternativi per superarli, che non siano la rimozione violenta? 

Me lo sono chiesta, con il pensiero alla ricerca del figlio perfetto “perchè altrimenti non sarà felice”, e al nostro inseguire la perfezione materiale, fisica ed estetica quando poi la disarmonia e il conflitto interno saranno sempre pronti a sagomarsi attorno al nostro nuovo io presunto perfetto, continuando a farci con esso litigare. 

Labbra aperte… ma lui non le voleva, il bambino, e si è infilato nell’intercapedine di un mobile costruendosi da lì una esistenza limitata, forse più di quella che avrebbe avuto “solo” con la bocca cucita. 

Sta sotto a un tavolo. Da lì guarda il mondo, soprattutto il gioco degli scacchi, lo osserva a rovescio e lo ascolta intuendo dai passi e dalle voci l’indole dei suoi avversari. 

Una invenzione che crea spazio ad una esplosione di metafore e parallelismo tra scacchi e vita. Soprendenti nella loro agilità comunicativa anche per chi non sa giocare a scacchi. Ogawa usa gli scacchi per parlare d’altro e chi legge comprende anche bypassando le mosse sulla scacchiera. Non ci si sente ignoranti. 

E poi le pagine sono costellate di piccole sorprendenti microstorie esistenziali. E del gatto pedone, e della Mummia: romanticamente assurda la corrispondenza tra il bambino e la Mummia, criptata, in mosse da scacchiera. Perchè in amore non servono troppe parole ma le mosse giuste. 

Pur non sfruttando il potere identificatorio – difficile sentirsi alter ego del protagonista – Ogawa è riuscita a metterci tutti su una scacchiera. C’è chi accetta, leggendo, di andare anche SOTTO la scacchiera. E, con qualche doloretto e sacrificio delle articolazioni, si accede ad un punto di vista strategico e prezioso per poi tornare al tavolo e, finito il romanzo, fare le mosse giuste. Non le più forti ma le migliori. 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...