MANI di MUSICA

“Tieni giù le mani, ragazzo”. Giù, su quella tastiera, e continua a riempirmi di note. “Tieni giù le mani, giovane”. Giù, sui tasti in cui le tue dita volano e a memoria toccano corde di me che solo la musica senza parola poteva raggiungere. 
FullSizeRender (6)Direi così a Diego Petrella, questo giovane pianista che domenica pomeriggio si è esibito tra gli affreschi della sala più bella del chiostro dell’Umanitaria. Un luogo giá speciale di suo: protetto, verde e bianco, silenzioso. Fuori dal tempo e dallo spazio. Sono arrivata passando dal tribunale, ancora echeggia il silenzio di quel pomeriggio di sparatoria di cui mi ero occupata in parte, intervistando “la gente” pallida e attonita. Il silenzio dell’Umanitaria è tutt’altro silenzio. E dura poco.

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Ornstein (Sonata n. 4) mi strappa violentemente dalla realtà, impossibile fare resistenza al suo sgorgare di note. Petrella è compostamente partecipe, sembra lui stesso strumento d’azione, chiamato a veicolare un pesante carico di melodie. Skrjabin (Sonata n. 2) meno pieno e più delicato è come un pianoro con una occhiata di sole dopo aver attraversato una foresta ricca di odori e rumori. Piacevole sostare con lui dopo l’abbuffata di note.

Acquatico, Ravel (“Miroirs“: “Une barque sur l’océan“, “Alborada del Gracioso“): non sono a Milano, sto fluttuando e pendo dalle dita di Petrella. Lui é sicuro e serio, mi sento serena e lo seguo nella gita in barca, lì mi mostra con la serenata “sprint” un lato dell’amore coraggioso e intraprendente. Menestrelli di dolore: siete lontani incubi.
Conclude Rachmaninov con preludi. (Preludi op. 23 nn. 4, 7; op. 32 nn. 6, 9, 10, 12, 13; “Etudes Trableaux“ op. 33 nn. 3, 9; op. 39 n. 3) sorrido all’idea di concludere con un preludio. Un preludio a. Così differenti l’uno dall’altro, preludi che eludono alla varietá di stati d’animo con cui posso affrontare il ritorno alla realtá del dopo-Petrella.
Il giorno seguente, prima c’è una notte da trascorrere a pescare sogni da uccidere. Realizzandoli. Ballando su un notturno di Respighi regalato all’ultimo, prima dell’inchino finale.

Diego Petrella è il vincitore della XXIV edizione del Concorso di Esecuzione Musicale per studenti degli Istituti di Alta Formazione Musicale indetto della Società Umanitaria.

Lo ha presentato al pubblico, ma soprattutto ha fatto sì che lo ascoltassi “buttandomi lì la proposta” con la sua delicatezza ferma ed intelligente, l’amica scrittrice Francesca Scotti Lei, d’altronde, sa per cosa batte il cuore inesperto che c’è in noi.

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POCHETTE DE REVES

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Quella acuta perversa tendenza a riporre i sogni in soffitta. La polvere a ricoprirli, i gradini in salita per raggiungerli.

Quella volta che apro vado in posta e invece dell’agenzia delle entrate è una amica che mi ha mandato. Una busta anomala.

Quella “faccia da ingorgo emotivo” che devo aver fatto tenendo tra le mani lei

Quella. Quella pochette, quella dei miei sogni. E li ho riposti subito, inside.

Una caramella Rossana per gli abbracci rossi caldi, dal sapore noto ma di cui mai mi pochette4stancherò. Avvolgendomi.
Una penna da 4 soldi, che fa click, per tutto ciò che voglio ancora raccontare. Prima vivendolo.
Una spilla da balia in cui infilare promemoria, con cui congiungere lembi di stoffa e di vita che non si parlano ma senza motivo. Per unire e portare con me ciò che raccolgo. Anche se notato inaspettatamente.

Quella pochette dei miei sogni ora è mia. In soffitta restano le paure, i ma, i peró, i comunque poi. E polvere, a soffocarli: che tacciano per sempre.
La pochette dei miei sogni è mia, ma anche di Erica Vagliengo (www.ericavagliengo.com). Oggi ho un porta-sogni grazie al suo scrigno in Depop @ericavagl

Non è l’ultima volta che sentirete parlare di questa coraggiosamente-curiosa donna creativamente-indaffarata. Per ora, lasciamo celati i suoi progetti dietro alla affatto banale fama di amica-della-pochette-de-reves.

 

NOTHOMBISMO 


Chi per terra chi in piedi.

Io ‘sta amelie voglio vedere che faccia ha.

Io se non mi firma il libro non vado a casa.

Io li ho letti tutti.

Io due volte e anche in francese.

E poi c’è chi, zitto, quasi pancia a terra, guadagna centimetri fino a ritrovarsi in bocca la transenna che la previdente libreria ha messo.

Prassi da rockstar, e poi lei arriva leggera, nera, sorridente, eterea e reale al tempo stesso. cappello nero. viso bianco. si infila in un cul de sac di lettori, retro marche, via laterale. arrivata. si dice in estasi, “perchè lavorare in Italia è come essere in vacanza“.

elasti è emozionata e professionale. fa domande originali tra curiositá da lettrice e dovere di cronaca, adatte a chi li ha letti tutti, i libri “della amelie”, ma anche a chi “voglio vedere che faccia ha”.

il traduttore non serve, il pubblico ride e reagisce appena amelie risponde, fresca e autentica. ironica e autoironica. ma questo traduttore è talmente simpatico e in sintonia con il clima che diventa parte dell’incontro, un alter ECO, più che ego, maschio e italiano, di questo folletto arrivato dal belgio. ma anche un po’ dal giappone e dal suo mondo di Voland.

Il libro “il delitto del conte neville” è pronto da leggere, ma oggi mi tengo stretta e sfoglio fino a sera la magia degli incontri desiderati, come quello con amelie. E anche un’altra magia: quella di essere lettrice, uno stato di estasi continuo che mi fa levitare, mi fa sentire parte, di una folla di fan, mi fa sentire bella.

Chi legge, è altrove. Stasera, io sto lì! Poi vediamo se tornare…

 

DOVE VANNO LE ANATRE LA DOMENICA?

 

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“É una Tribù che balla”, cantava un tal Lorenzo nazionale, ma quella di Michela Gualtieri legge, legge e condivide. Balla, sulle righe e tra le righe, a titolo di appassionato, che i libri li legga, li spolveri, li venda o li presti. O li commenti consigliandoli.
Questa è Tribook, una tribú speciale che ho conosciuto incontrando Michela mentre compiva i primi passi, neanche gattonando ancora. E ne avevo raccontato qui.

Felice, sguazzando nella vita, la ritroverò DOMENICA 28 febbraio al Cinema Beltrade, per festeggiare la nuova piattaforma. Ma Tribook non ha niente di piatto, è un terreno in dolce pendio con alberi sotto cui leggere e pianure dove trovarsi in cerchio a gambe incrociate a parlare dell’emozione custodita nelle copertine.

L’appuntamento è in via Nino Oxilia 10, (Milano): sarà una festa con cocktail di letteratura, cinema e teatro, offerti alla salute del vecchio amico Giovane Holden.
Ne vale decisamente la penna, anche solo dal titolo scelto da Michela per l’iniziativa: DOVE VANNO LE ANATRE.

Programma: dalle 19.45 – 20 ( non siamo ferrei di domenica!) presentazione di Tribook e letture dai testi di Salinger a cura di Dramatrà. E libri da cui farsi tentare. Alle 21.40 proiezione organizzata tramite Movieday del documentario “Salinger, il mistero del giovane Holden” sulla misteriosa vita ficcando il naso in documenti e testimonianze esclusive. Per partecipare è necessario prenotare i biglietti online sul sito.

Tornando al Giovane Holden, “quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l’autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira.” (L.D Salinger, a sua insaputa autoreferenzale

 

“LA VITA E’ VITA, DIFENDILA”.

Alla fine della primina, la maestra enrica-argento-fiammante, chioma grigia, labbra rosse, ha distribuito a ciascuno di noi piscinelli-con-zainone un “verso” di maria teresa di calcutta tratto dalla poesia VITA, che io amo tutta. Dall’inizio – la vita è un’opportunità, coglila -alla fine. Il mio verso è la fine, e anche la mia piuma di dumbo.
Difenderla, maestra enrica-argento-fiammante, ma non vivendola in difesa. A fondo,  raccontandola. E allora

“La vita è vita, raccontala”.

Libri, film, accadimenti, persone… poco importa, vita è vita, curiosamente generosa e imprevedibile.

Quel che fu, di me, la genesi di Martellante, è Martinside . Ma…

“Non tornerò mai più alla realtà di prima, prima di battere la testa. Era tutta una bugia che la me di oggi e la me di una volta un giorno avrebbero potuto trovare un’intesa e stringersi la mano, e che la vita sarebbe tornata comprensibile come mi immaginavo un tempo. Finalmente l’ho capito. (…) . Le cellule che, superando questo meccanismo di ripetizione, sono nate solo dalla speranza di un futuro sconosciuto,hanno proliferato dentro di me come un cancro. Non posso più tornare indietro”. 

Da una santa ad una scrittura a me sacra: “amrita” di banana yoshimoto.